l'esperienza Danese

Una esperienza di studio all’estero può essere molto utile per la propria formazione ed anche per il futuro inserimento nel mondo del lavoro, ecco perchè racconterò (non tanto brevemente) il mio erasmus in Danimarca.

Innanzi tutto precisiamo che ho effettuato questo scambio durante il secondo ciclo del 3° anno della laurea quinquennale in Ingegneria Edile/Architettura presso l’Università di Bologna. L’università ospitante è la Aalborg Universitet (AAU) della città di Aalborg nel nord della Danimarca. Aalborg è una città di circa 120.000 abitanti, piuttosto piccola rispetto a Bologna ma pur sempre la 4° più grande del paese scandinavo.

Aalborg

Presso questa università ho frequentato il corso di Architecture and Design all’ottavo semestre; esso infatti è organizzato in semestri e diviso in una laurea triennale (bachelor) e una specialistica biennale (master), quindi l’8° semestre corrisponde al primo semestre  della specialistica. Da tenere in conto è, inoltre, che la triennale è in lingua danese, la specialistica in inglese.

Ogni semestre è composto di un Minor Project solitamente individuale e molto breve (3 settimane circa) e di un Main Project a gruppi (4-6 persone) piuttosto impegnativo. Non esistono gli esami come qui in Italia, ma dei progetti. Infatti peculiarità del metodo di insegnamento dell’Università di Aalborg è il Project Based Learning (PBL) che viene applicato proprio in tutti i corsi (anche ad economia per esempio); spiegato molto brevemente, consiste nell’affiancare ciò che si impara a lezione con qualcosa di pratico, il project, da sviluppare a gruppi e che ricalca problematiche della propria futura occupazione. Non una grande novità per chi viene da facoltà di Architettura o Ingegneria Edile, anche se ad Aalborg insistono molto sulla particolarità del loro metodo.

Gli esami che mi sono (non acora) stati riconosciuti sono: Architettura Tecnica I e II e Coposizione Architettonica II (e rispettivi Laboratori); mentre i temi del Minor e Main Project erano rispettivamente Conceptual Architectural Design e Architectural Form, Space and Environment.

Il Minor Project è stato un progetto puramente architettonico e, come ci è stato spiegato, serve a “distogliere” gli studenti del corso dai soliti problemi di funzionalità, razionalità, stabilità che caratterizzano le fasi del progetto degli ingegneri per concentrarsi solo sulla forma architettonica, il concept e la poetica di un edificio. Detto in parole povere, non importava che l’edificio stesse in piedi, ma che si esprimesse! Il sito scelto per il progetto infatti è l’affascinante e suggestiva costa Est della Danimarca presso la costa della località di Hanstholm; la piccola abitazione da progettare doveva essere il luogo per un breve soggiorno di lavoro o vancanza per un Fotografo o per un Ornitologo. Ammetto che inizialmente è stato molto difficile pensare astrattamente e liberarmi da tutto ciò che mi era stato insegnato finora, ma è stato anche molto utile per stimolare un senso più artistico e architettonico di pensare.Model Da produrre per l’esaminazione finale era un poster A0 che illustrasse il concept, qualche pianta, e il risultato finale ed un modellino in scala 1:50 (che è stato una bella impresa siccome all’Università di Bologna pare siano passati di moda). Il tutto andava presentato davanti ad una commissione la quale, composta da insegnati e anche personaggi esterni, poi poneva alcune domande sul progetto.

Il tema del Main Project era la sostenibilità ambientale, incentrato particolarmente sulle Case Passive (Passive House). Il progetto era molto impegnativo, si partiva dalla scala Urbanistica (una grande area a sud di Aalborg) fino al dettagliamento degli appartamenti; ed era l’unico nostro impegno da marzo fino a giugno (a parte qualche lezione). Come potete immaginare il lavoro era parecchio, inoltre, siccome ad Aalborg insistono motlo sul metodo dell’Integrated Design era necessario integrare constantemente il progetto con delle verifiche od analisi di tipo tecnico (tramite appositi software) per soddisfare i requisiti necessari e realizzare infine un complesso urbano di edifici passivi. Eravamo assistiti da due supervisori, uno tecnico ed uno architettonico. L’obiettivo finale per l’esaminazione non era solo la produzione di tavole, come invece sono abituato, ma di un report, essenzialmente un libro contenente un accurata descrizione delle fasi del progetto e del risultato finale. Il lavoro di gruppo infatti era molto più incentrato a dettagliare e spiegare ogni singola fase della progettazione piuttosto che diretto verso il risultato finale. Questo talvolta  ha causato, a mio parere, una perdita di tempo eccessivo su certe fasi del progetto; ma allo stesso tempo alla definizione di concetti tipo il problem statement, la vision, il concept… molto importanti per conseguire i propri obiettivi. E’ possiblile scaricare il mio report integrale cliccando qui (aspettate perchè è motlo grande). Assieme ad esso era anche necessario un poster A0 di presentazione, le tavole tecniche, modello 1:100 di un edificio e modelli 1:50 degli appartamenti.

Gome già accenntato, ad AalGroupRoomborg il lavoro di gruppo è un tema di fondamentale importanza ecco perchè ogni gruppo possedeva una propria stanza ove poter lavorare, lasciare il materiale ecc.. proprio come se fosse un ufficio (c’era chi aveva computer, casse di birra, tavoli da calcetto, frigo…). Con l’avanzare del tempo si passava sempre più tempo nelle Group Rooms fino a che, il giorno prima dell’esame, praticamente tutti i gruppi vi hanno passatto la notte per lavorare. L’accesso alle strutture della facoltà era libero 24/24, in fatti muniti di badge elettronico potevamo andarci e starci quanto volevamo (lo stesso valeva anche per quasi tutti i laboratori).

Per quanto riguarda le lezioni, non sono affatto come i corsi che abbiamo qui; già il nome lectures che fa capire che non sono un qualcosa di continuo riguardo un argomento, bensì ogni volta poteva presentarsi un docente o personaggio esterno alla facoltà che spiegava un argomento nuovo. Tali argomenti sono decisi dal responsabile dell’esame (Main o Minor project) e trattano gli argomenti più disparati (pur sempre pertinenti col progetto), nel Minor per esampio abbiamo avuto lezioni su La Fotografia e il Tempo, Filosofia Zen… nel Main sulla Sostenibilità, Case Passive, Acustica, Illuminazione, Software che avremmo utilizzato… Questo porta a conoscere un sacco di cose, ma tutte in maniera, a mio parere, piuttosto superficiale. Penso che con un esame come Scienza delle Costruzione, ma anche solo una Analisi I gli studenti danesi non abbiano mai avuto a che fare; lo dimostra il fatto che le loro conoscenza a riguardo erano pressochè nulle (alcuni non sapevano calcolare una tangente).

Per quanto riguarda i software utilizzati, erano i più disparati e completamente a discrezione degli studenti. Per la modellazione: 3D Studio MAX, Rhino, SketchUp, Archicad e Vectorworks sono i principali (ho avuto l’onore di introdurli a Revit ^^). Per la presentazione quasi esclusivamente Illustrator, Photoshop e InDesign; anche le tavole tecniche erano rifinite tutte con Illustrator creando effetti molto piacevoli. Le loro capacità a riguardo sono molto variabili: c’era l’esperto modellatore 3D che faceva cose paurose in pochi minuti e quello che non sapeva fare nulla in 3D, in generale comunque riuscivano spesso a ottenere ottimi risultati nelle tavole di presentazione (anche se con render molto sempliciotti) . Per quanto riguarda i software di analisi tecniche consigliati o utilizzati: PHPP, Bsim, DIAL Europe, Dialux, IES, ECOtect, Radiance. Di cui alcuni sono specifici per gli standard danesi (Bsim..) e altri per la certificazione della casa passiva (PHPP).

In complesso l’esperienza è stata estremamente positiva, penso che vedere e soprattutto vivere in prima persona un’altra metodologia di lavoro e progetto sia estremamente importante. Mi ha permesso di imparare cose nuove, vedere alcuni limiti del nostro metodo d’insegnamento e di scoprirne nuovi. Con questo non voglio assulotamente dire che un metodo sia meglio dell’altro, anzi, personalmente penso che la cosa migliore sarebbe una via di mezzo. Qui in Italia ritengo che talvota si vogliano approfondire troppo certe materie tecniche dando poca importanza alle fasi del progetto. Ad Aalborg invece il procedere con progetti di gruppo a portato a conoscenze molto differenziate e un po’ superficiali. D’altro canto sono molto fiero di sapere come si deducono le equazioni di Navier, e sono convinto che riflettere un po’ di più prima di iniziare un progetto sia di estrema importanza.

Computer Grafica, Ingegneria, Architettura e Design